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Emigranti Turritani - Qualli con la valigia in Mano .....


emigrati

Dopo ben 45 anni dalla prima proposta, è stata approvata in via definitiva la Legge costituzionale che da diritto al voto agli italiani emigrati all’estero. A questo importante avvenimento che riguarda da vicino anche le nostre comunità vicentine all’estero, può collegarsi l’incontro, nella sala consiliare del Comune, con gli emigranti italiani d’origine turritana, alcuni da anni stabilitisi definitivamente all’estero, altri già rientrati.

In un periodo, come l’attuale, in cui anche da noi vi è una forte immigrazione da numerosi paesi del mondo, per lo più africani, incontrare nostri paesani che in tempi non molto lontani hanno affrontato altri continenti, altri modi di vivere, è stato quanto mai interessante.Sono state commoventi le rievocazioni delle partenze, quasi sempre per motivi di lavoro, dell’addio, che a volte sembrava definitivo, ai propri cari e al paese natio, alle “amate” abitudini e consuetudini. Decine di giorni, o addirittura qualche mese, di viaggio in nave per ritrovarsi in un ambiente estraneo in tutti i sensi: la lingua, il paesaggio, il più delle volte con abitazioni e lavoro in campagne sterminate senza confini (taglio canna da zucchero in Australia), le abitudini di vita quotidiana, il cibo, le consuetudini, le ricorrenze religiose e festive, ecc.. Spesso l’unico punto di riferimento era il compaesano compagno di viaggio, o altri connazionali provenienti dalle regioni del sud d’Italia.

Per quasi tutti i nostri paesani, presenti all’incontro, la mancanza di lavoro, specialmente nel periodo del primo dopoguerra, è stato il motivo per cui erano costretti ad emigrare in paesi lontani, come Australia, Canada, Stati Uniti, Argentina, o in paesi più “vicini” come Svizzera, Francia, Germania. Per pochi, invece, si trattava del ricongiungimento al marito o qualche familiare. Il lavoro duro e faticoso e il risparmiare su tutto, consentiva a molti di inviare un po’ di denaro a casa, perché anche lì c’erano quasi sempre bocche da sfamare.

Ad una emigrante, ormai avanti in età, presente all’incontro, da più di 50 anni negli Stati Uniti d’America, alla domanda di che cosa più le mancava del paese natio, la risposta è stata pronta e decisa: le consuetudini, il paesaggio, il verde dei propri monti.

L’incontro si è concluso con una foto ricordo e con una proposta: quella di ritrovarsi, possibilmente assieme ai vicini “emigranti” di Valli del Pasubio, per una festa annuale di zona, per rafforzare maggiormente quei legami, veramente mai spenti, con le proprie origini.


Folchini Artemio , 30/12/1899




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